Google dice addio al logo SynthID: via il watermark dalle immagini di Gemini

Google aggiorna il generatore di immagini Gemini permettendo agli utenti di rimuovere il watermark SynthID. Una scelta che sposta l'attenzione sull'etica dei metadati invisibili.

Intelligenza artificiale

Google dice addio al logo SynthID: via il watermark dalle immagini di Gemini
Foto di Sanket Mishra · Pexels

Google ha introdotto una modifica significativa nella gestione delle immagini generate dalla sua intelligenza artificiale Gemini. Gli utenti hanno ora la possibilità di eliminare il logo visibile nell'angolo inferiore destro delle immagini create tramite la piattaforma. Fino ad ora, quel piccolo simbolo rappresentava l'indicatore immediato e visivo che un determinato contenuto multimediale era stato realizzato da un algoritmo di sintesi.

La tecnologia SynthID rimane nei metadati

La rimozione del contrassegno grafico non significa però la totale scomparsa dei sistemi di tracciamento. Mountain View continua a utilizzare SynthID, una tecnologia proprietaria incorporata direttamente nei pixel delle immagini sotto forma di filigrana digitale invisibile all'occhio umano. Questo sistema permette agli strumenti di analisi di riconoscere l'origine sintetica del file anche se il logo visibile viene cancellato o l'immagine subisce modifiche come il ritaglio o la compressione.

La mossa risponde alle richieste di chi utilizza i generatori visivi per scopi creativi professionali e lamentava la presenza fissa di un marchio commerciale sui propri lavori. Tuttavia, la decisione riaccende il dibattito sulla trasparenza dei contenuti generati artificialmente, soprattutto in un periodo storico in cui la circolazione di deepfake e immagini ingannevoli sui social network rappresenta una sfida quotidiana per la sicurezza dell'informazione.

Cosa cambia per il mercato e per chi compra in Italia

Per gli utenti italiani che utilizzano strumenti digitali per la produzione di contenuti, la novità offre maggiore flessibilità estetica ma sposta la responsabilità della trasparenza direttamente sul creatore. Piattaforme di e-commerce, editori e agenzie pubblicitarie dovranno affidarsi a software di verifica dei metadati per accertare la provenienza degli asset visivi, dato che l'indizio visivo immediato non è più garantito di serie.

Il mercato della tecnologia consumer e dei software di produttività si muove così verso un equilibrio sottile tra la tutela del diritto d'autore e la necessità di arginare la disinformazione. Chi acquista un computer o un abbonamento a suite creative si trova di fronte a strumenti sempre più potenti ma meno vincolati da barriere visive rigide, dove la consapevolezza nell'uso dell'intelligenza artificiale diventa il vero filtro di qualità.

Le modifiche alla piattaforma Gemini sono in fase di distribuzione graduale per tutti gli utenti dei servizi associati all'intelligenza artificiale di Google.