Intelligenza artificiale: il 55% degli italiani teme la perdita di posti di lavoro
Secondo lo studio Pew Research Center, la maggioranza degli italiani prevede una contrazione dell'occupazione nei prossimi vent'anni a causa dell'AI. L'Italia si colloca nella mediana dei Paesi ad alto reddito, con timori diffusi soprattutto tra chi ha maggiore consapevolezza tecnologica.

Un sondaggio del Pew Research Center, pubblicato a settembre 2026, rivela che il 55% degli adulti italiani si aspetta una riduzione del numero di posti di lavoro nel proprio Paese nei prossimi vent'anni a causa dell'intelligenza artificiale. La ricerca, basata su oltre 42.000 interviste condotte in 36 nazioni, indica che in 34 Paesi su 37 il timore per la perdita di occupazione supera l'aspettativa di crescita. L'Italia si posiziona esattamente sulla mediana globale dei luoghi coinvolti, riflettendo un sentimento di cautela tipico delle economie avanzate.
Il contesto: correlazione con il reddito e percezione del rischio
I dati mostrano una chiara correlazione tra il PIL pro capite e la preoccupazione per l'impatto occupazionale dell'AI. Nei Paesi ad alto reddito, come l'Italia, la quota di chi prevede meno posti di lavoro è significativamente più alta rispetto ai Paesi a medio reddito, dove prevale invece l'incertezza o la risposta "non so". In Italia, la situazione è netta: oltre la metà dei cittadini si dichiara preoccupata, mentre solo il 7% si aspetta un aumento dell'occupazione e il 23% si dichiara incerto.
- Posizionamento globale: L'Italia occupa il decimo posto nella graduatoria dei timori, dietro a nazioni come Australia, Corea del Sud, Stati Uniti e Grecia, ma davanti a Germania, Spagna e Svezia.
- Divario generazionale assente: A differenza di Canada, Francia o Svezia, in Italia non emergono differenze statisticamente significative tra giovani (18-34 anni) e over 50 riguardo alla preoccupazione per l'AI.
- Percezione del divario economico: Il 36% degli italiani ritiene che l'intelligenza artificiale aumenterà la disuguaglianza tra ricchi e poveri, una percentuale che colloca il Paese tra i primi dieci della rilevazione globale.
- Consapevolezza tecnologica: In circa metà dei Paesi studiati, chi ha sentito parlare più frequentemente di AI tende a prevedere una maggiore perdita di posti di lavoro rispetto a chi ne ha sentito meno.
Cosa significa per chi compra in Italia
Per il consumatore italiano, questi dati non si traducono immediatamente in un cambiamento del carrello della spesa, ma influenzano la percezione di stabilità economica e, di conseguenza, le decisioni di acquisto a lungo termine. La diffusa preoccupazione per il futuro occupazionale può spingere a una maggiore prudenza nelle spese discrezionali, inclusi gli aggiornamenti di hardware tecnologico. Inoltre, l'elevata percezione di un possibile aumento delle disuguaglianze suggerisce che i consumatori si aspettino una differenziazione dei servizi digitali, dove l'accesso a strumenti AI avanzati potrebbe diventare un fattore di esclusione sociale oltre che economica. Per le aziende che vendono tecnologia, questo scenario implica la necessità di comunicare non solo le prestazioni, ma anche l'accessibilità e il valore a lungo termine dei prodotti, evitando messaggi che enfatizzino l'obsolescenza rapida legata all'AI.
La situazione italiana si distingue per un'incertezza più radicata rispetto alla paura acuta vista in altri mercati maturi. Non si tratta di un panico immediato, ma di una valutazione ponderata di un futuro in cui le competenze digitali saranno determinanti. Questo clima favorisce un approccio più razionale all'acquisto di dispositivi e servizi, con un'attenzione maggiore alla durata di vita del prodotto e alla formazione necessaria per sfruttarne appieno le potenzialità. Il mercato della tecnologia in Italia potrebbe quindi orientarsi verso soluzioni che offrano stabilità e continuità, piuttosto che l'innovazione pura e veloce.
Domande frequenti
L'Italia è tra i Paesi più preoccupati al mondo?
Sì, con il 55% di risposte positive, l'Italia si colloca nella fascia alta della preoccupazione, al decimo posto globale. Tuttavia, è meno allarmata di nazioni come Australia e Corea del Sud, dove la quota supera il 75%.
I giovani italiani sono più preoccupati degli anziani?
No, a differenza di altri paesi europei, in Italia non sono emerse differenze statisticamente significative tra le fasce d'età. La preoccupazione è trasversale, con una quota di incertezza piuttosto elevata tra tutti i gruppi demografici.
Questi timori influenzeranno le spese per la tecnologia?
Indirettamente sì. La percezione di instabilità occupazionale può portare a una maggiore cautela negli acquisti di grandi dimensioni. I consumatori potrebbero privilegiare dispositivi con una vita utile più lunga e servizi che offrano un chiaro vantaggio competitivo sul lavoro, piuttosto che semplici gadget.
