Core Stack e Green Arrow lanciano una rete di 13 data center in Italia
Presentata a Roma la joint venture per costruire 13 data center distribuiti sul territorio nazionale. Investimenti previsti da 1 miliardo di euro, con i primi impianti a Cremona e Verona attesi per il 2028.

Il 7 ottobre 2026, durante l'evento "La rete che non vedi" a Roma, Core Stack (società del Gruppo Lazzari) e Green Arrow Capital hanno annunciato la creazione di una rete nazionale di 13 data center. Il progetto prevede una pipeline di investimenti superiore a un miliardo di euro da realizzare nell'arco di quattro anni, con l'obiettivo di ampliare la capacità di elaborazione e conservazione dei dati in Italia.
Cosa cambia in pratica
- Architettura distribuita: A differenza dei grandi campus concentrati in poche aree, la rete sarà composta da strutture modulari di medie dimensioni distribuite su tutto il territorio, gestite come un'unica infrastruttura.
- Energia integrata: Ogni impianto sarà progettato per includere la produzione di energia da fonti rinnovabili e, in collaborazione con il Politecnico di Milano, l'impiego di sistemi di accumulo a batterie (Bess) per gestire la disponibilità elettrica.
- Riduzione della latenza: La vicinanza fisica dei nodi ai principali poli economici e amministrativi dovrebbe migliorare i tempi di risposta delle applicazioni cloud e di intelligenza artificiale, a patto che siano presenti connessioni di rete adeguate.
- Riqualificazione urbana: I primi due siti individuati, nelle province di Cremona e Verona, si trovano su aree industriali dismesse, unendo l'espansione digitale al recupero di spazi urbani.
Impatto per chi acquista e usa servizi in Italia
Per le imprese e le amministrazioni pubbliche, la presenza di infrastrutture di calcolo "made in Italy" può significare maggiore controllo sulla sovranità dei dati e potenzialmente costi più competitivi per i servizi cloud locali. Per gli utenti finali, il beneficio diretto sarà limitato a una maggiore affidabilità dei servizi digitali che dipendono da questi nodi, come piattaforme di streaming, applicazioni aziendali o servizi di intelligenza artificiale che richiedono bassa latenza. La distribuzione geografica mira a ridurre il divario digitale tra Nord e Centro-Sud, avvicinando la capacità di calcolo ai territori meno serviti.
Il piano partirà dal Nord-Est, con i primi due data center attesi in esercizio nel primo trimestre del 2028, dopo l'ottenimento dei permessi di costruire previsti entro la fine del 2027. La localizzazione degli altri undici impianti sarà definita successivamente.
Questa infrastruttura rappresenta un passo concreto verso l'autonomia digitale europea, offrendo un'alternativa alle grandi piattaforme internazionali per chi necessita di servizi di calcolo ad alte prestazioni con garanzie di localizzazione dei dati.
Domande frequenti
I dati delle aziende italiane resteranno nel Paese?
Sì, l'obiettivo dichiarato del progetto è garantire il controllo nazionale delle infrastrutture digitali, consentendo a imprese e amministrazioni di ospitare i propri dati su server fisicamente presenti in Italia.
Serve un nuovo dispositivo per usufruire di questi servizi?
>No, i data center sono infrastrutture di backend. Gli utenti accedono ai servizi tramite i propri dispositivi attuali (PC, smartphone, tablet) tramite la rete internet, senza necessità di hardware specifico.Qual è l'impatto ambientale di questi nuovi impianti?
Il progetto integra la produzione di energia rinnovabile direttamente nei siti e studia sistemi di accumulo a batterie per ottimizzare i consumi, cercando di ridurre la dipendenza dalla rete pubblica e l'impronta di carbonio rispetto ai data center tradizionali.
