Tim, Poste chiude l'OPAS all'85,82%: cosa cambia per i piccoli azionisti
Poste Italiane raggiunge l'85,82% di Tim, mancando l'obiettivo del 90% per il delisting immediato. Si aprono scenari di acquisto in Borsa o fusione societaria, con impatti sulla liquidità del titolo.

Poste Italiane ha chiuso l'offerta pubblica di acquisto (OPAS) sul 100% di Tim con un livello di adesioni che porta la partecipazione al capitale all'85,82%. Questo risultato, frutto di un adesione pari al 65,72% del capitale totale, colloca la società guidata da Matteo Del Fante poco sotto la soglia critica del 90% necessaria per attivare lo squeeze-out e procedere al delisting immediato della compagnia telefonica da Piazza Affari.
Il contesto: due strade per il delisting
Non avendo raggiunto la soglia del 90% che avrebbe permesso l'acquisto coattivo delle azioni residue, Poste si trova ora a dover scegliere tra due principali strategie per completare l'operazione. La scelta dipenderà dalla volontà di accelerare i tempi o di seguire un percorso societario più strutturato.
- Acquisto sul mercato: Poste potrebbe procedere con un "rastrellamento" delle azioni residue (il 4,18% mancante) direttamente in Borsa. Questa via è la più rapida, con tempistiche stimate tra i 15 e i 45 giorni, potenzialmente portando il delisting tra fine ottobre e novembre 2026.
- Fusione per incorporazione: L'alternativa prevede la fusione di Tim in un veicolo controllato da Poste, come Poste Mobile. Questo percorso richiede il controllo dell'assemblea straordinaria (già garantito con oltre i due terzi del capitale) e la liquidazione in contanti dei soci di minoranza, con un orizzonte temporale più lungo, stimato tra i 6 e i 12 mesi, portando l'uscita da Piazza Affari all'inizio del 2027.
Cosa significa per chi compra in Italia
Per gli investitori e i piccoli azionisti che non hanno aderito all'OPAS, la situazione presenta rischi concreti legati alla futura quotazione del titolo. La concentrazione del capitale in mano a Poste modifica dinamicamente le condizioni di mercato per chi detiene ancora azioni Tim.
- Riduzione della liquidità: Con l'85,82% delle azioni in mani di Poste, il flottante (le azioni effettivamente scambiate) si è ridotto drasticamente. Questo rende il titolo altamente illiquido, aumentando il rischio di forti sbalzi di prezzo e rendendo difficile trovare acquirenti in caso di vendita.
- Perdita del premio dell'offerta: Chi è rimasto fuori dall'OPAS non incasserà il corrispettivo fissato, composto da 1,97 euro in contanti e 0,218 azioni Poste per ogni azione Tim, almeno fino a che non si arriverà a una liquidazione forzata o a un nuovo accordo.
- Marginalizzazione decisionale: Superata largement la soglia dei due terzi, Poste controlla totalmente l'assemblea ordinaria e straordinaria di Tim. I piccoli azionisti perdono di fatto ogni potere di veto o influenza rilevante sulle scelte strategiche future della società.
La situazione richiede attenzione da parte di chi detiene ancora azioni Tim, poiché la finestra per vendere a condizioni di mercato normali potrebbe restringersi rapidamente in vista delle prossime mosse societarie. Per chi sta valutando investimenti nel settore delle telecomunicazioni, è fondamentale monitorare gli annunci ufficiali di Poste Italiane riguardo alla scelta tra acquisto in Borsa o fusione.
Domande frequenti
Poste ha già il controllo totale di Tim?
Sì, con l'85,82% del capitale Poste controlla totalmente l'assemblea ordinaria e straordinaria, ma non ha ancora raggiunto il 90% necessario per lo squeeze-out immediato e il delisting forzato senza ulteriori passaggi.
Cosa rischiano i piccoli azionisti che non hanno aderito?
Rischiano la forte illiquidità del titolo a causa della riduzione del flottante e la perdita del premio di liquidità previsto dall'OPAS, potendo vendere le azioni solo a prezzi di mercato potenzialmente instabili o in attesa di una fusione societaria.
Quando potrebbe avvenire il delisting di Tim?
Se Poste opterà per l'acquisto in Borsa, il delisting potrebbe avvenire tra fine ottobre e novembre 2026. In caso di fusione per incorporazione, i tempi tecnici potrebbero slittare l'uscita da Piazza Affari all'inizio del 2027.
