Francia: proposta tassa sul traffico dati per le Big Tech
L'Assemblea nazionale francese ha approvato un emendamento che prevede un contributo di 0,055 euro per ogni gigabyte distribuito. L'obiettivo è incassare 10 miliardi di euro annui dalle piattaforme digitali.

L'Assemblea nazionale francese ha approvato l'emendamento I-1358, una proposta di legge che introduce un contributo specifico sul traffico Internet generato dai fornitori di contenuti digitali. Il provvedimento, sostenuto dal deputato socialista Laurent Lhardit, è stato votato durante l'esame della legge di bilancio per il 2027 con 11 voti a favore e 10 contrari, superando il parere negativo del governo e del relatore generale. La misura, se approvata definitivamente, punterebbe a generare un gettito stimato in circa 10 miliardi di euro all'anno.
Il meccanismo e le implicazioni tecniche
La novità risiede nel fatto che non si tratta di un'imposta sui ricavi o sugli abbonamenti, ma di un prelievo calcolato sui volumi di dati. Il contributo ammonta a 0,055 euro per ogni gigabyte trasmesso agli utenti francesi. La responsabilità della misurazione ricadrebbe sui fornitori di accesso a Internet, come Orange e Free, che dovrebbero raccogliere i dati relativi al traffico in entrata verso i propri clienti. Queste informazioni verrebbero poi anonimizzate e trasmesse trimestralmente all'amministrazione fiscale, sotto la supervisione dell'Arcep.
- Obiettivo fiscale: Colpire i grandi operatori internazionali che generano la maggior parte del traffico, evitando di tassare solo la pubblicità o i profitti.
- Privacy: Il sistema non richiede l'accesso al contenuto delle comunicazioni né all'identificazione degli utenti finali, limitandosi a quantificare il volume generato da ogni piattaforma.
- Copertura CDN: La norma include le Content Delivery Network per evitare che l'uso di server intermediari sottragga traffico al conteggio fiscale.
- Tetti di spesa: Il prelievo non potrà superare il 15% del fatturato in Francia o il 2% del fatturato mondiale, proteggendo le aziende con margini ridotti.
- Resistenze: Il governo ha sollevato dubbi sulla fattibilità tecnica della misurazione e sul rischio che il costo ricada su fornitori più piccoli o, indirettamente, sui consumatori.
Secondo le stime, in Francia transitano circa 200 miliardi di gigabyte annui, di cui metà generata dalle cinque principali piattaforme citate nell'emendamento: Google, Meta, Netflix, Amazon e Akamai. Il perimetro potrebbe estendersi anche a TikTok e altri servizi digitali.
Cosa cambia per chi compra in Italia
Per i consumatori italiani, l'impatto diretto è nullo, poiché la tassa si applica esclusivamente al traffico diretto verso utenti francesi. Tuttavia, la mossa parigina si inserisce in una tendenza europea di maggiore pressione fiscale sulle grandi piattaforme. Se il modello francese dovesse essere replicato in altri Paesi, le aziende potrebbero adeguare le proprie strategie commerciali a livello globale, influenzando i costi di pubblicità o le condizioni dei servizi digitali offerti in tutta Europa. Per chi acquista hardware o abbonamenti, non ci sono variazioni immediate, ma il contesto regolatorio sta diventando un fattore sempre più rilevante nella determinazione dei prezzi dei servizi cloud e di streaming.
Il voto del 30 ottobre rappresenta solo un primo passaggio: l'emendamento deve ora affrontare l'esame al Senato e le successive fasi di approvazione della legge di bilancio francese. La questione resta aperta, con il dibattito che si concentrerà sulla capacità tecnica di misurare i flussi dati senza violare la privacy e sulla reale capacità di incidere sui bilanci delle Big Tech.
Domande frequenti
La tassa si applica anche in Italia?
No, la proposta è specifica per il mercato francese e si applica al traffico dati distribuito agli utenti francesi. Non ha ripercussioni dirette sulla fiscalità o sui prezzi in Italia al momento.
I prezzi degli abbonamenti aumenteranno?
Non direttamente. La tassa è a carico delle piattaforme, non degli utenti. Tuttavia, le aziende potrebbero compensare il costo attraverso altre leve commerciali, come l'aumento delle tariffe pubblicitarie o modifiche ai piani di abbonamento in futuro.
Quando diventa legge?
Non è ancora legge. L'emendamento ha superato l'Assemblea nazionale, ma deve essere approvato anche dal Senato e inserito definitivamente nella legge di bilancio per il 2027.
